A volte il narcisista non è il nostro amico/amante/marito/fidanzato/collega, ma è quello dell’amica/o. Come sempre, parlo al femminile per una questione di statistica! In genere, i narcisisti sono più che altro uomini e in più, sono soprattutto le donne che si interessano di questo tipo di visione rispetto alle relazioni.

Quando ci capita di avere a che fare con una persona che sta vivendo questo tipo di situazione, dal di fuori vediamo chiaramente che la persona nostra amica viene manipolata e si trova all’interno di una dinamica tossica, ma non riusciamo ad intaccare il suo ragionamento.
In un certo senso, siamo solo a un passo più in là della normale dinamica tra la eco e il narcisista. La eco sente di vedere chiaramente che l’altro ha dei limiti, che basterebbe tanto così per cambiare, cosa ci vuole? Basta così poco e potrebbe accedere ad un livello di dinamica relazionale molto più piacevole ed espansiva, mentre invece rimane ingabbiata in queste modalità tossiche. Desidera, quindi, rendere il narcisista consapevole di questo suo errore e insiste, insiste e insiste pensando di poterlo cambiare.

Noi, con l’amica, forse facciamo qualcosa di simile quando pensiamo di poter aprirle gli occhi poiché vediamo così chiaramente l’assurdità della situazione. Come sempre, attenzione a questo! Non solo perché si rischia di avere un approccio borioso di superiorità, ma perché non è tanto efficace. Non è una cosa particolarmente generatrice di cambiamento quando, invece, potremmo fare un’opera di contributo e potenziamento dell’altra persona.

Di solito ci si focalizza sulla persona tossica e non su quella che ha una reale chance di cambiamento, criticando e giudicando, ad esempio, il partner narcisista di lei. Essendo amici con questa persona, naturalmente l’impeto principale è quello di aprirle gli occhi, il che è naturalmente positivo. Possiamo farle notare le incoerenze nei comportamenti della persona tossica che a lei possono non essere del tutto visibili, ecc. e questo ha senz’altro senso fintanto che l’altro ce lo permette. Di solito, quando si fa questo, la persona ingabbiata nella dinamica col narcisista alza un muro e comincia a fare delle obiezioni. Va in difesa del suo narcisista, la sua persona di riferimento e ci taglia fuori. In questo senso è difficile poter contribuire a un cambiamento di visione.

Ti propongo, in questo caso, alcune modalità per offrire una spalla e un sostegno minimizzando il rischio che si alzi questo muro.

Una prima cosa è il semplice esserci con costanza e delicatezza. Come quando abbiamo una persona che sta vivendo un lutto: non è necessario trovare parole eccezionalmente ficcanti per queste condoglianze, poiché possono essere semplici, ma soprattutto è la presenza nel tempo che può fare la differenza. Potremmo, se è possibile e non è un gesto che viene percepito come invadente, chiamarla con costanza giorno dopo giorno per un tempo e darle l’opportunità di esprimere quello che prova; esserci con costanza e semplicità. Si tratta di dare alla persona semplicemente l’opportunità di esprimere quello che sente e ricevere la sua reazione senza cercare soluzioni, nè dare spiegazioni, senza interpretare quello che sta accadendo.

Solo ascolto. Un’altra cosa bellissima che possiamo fare quando ci troviamo a voler contribuire a chi vive questo, è innanzitutto chiedere se vuole parlarne oppure distrarsi. Non è detto che la persona ne abbia voglia in quel momento. Magari si trova già in una fase in cui desidera sviscerare ogni aspetto della vicenda, oppure questo sta avvenendo nella sua testa; forse preferisce distrarsi e questo può essere un contributo ben maggiore, ma senz’altro il punto fondamentale è non giudicare quello che l’altra persona vive.

Il giudizio ci pone in una posizione di superiorità rispetto all’altro, e questo fa sì che l’altro senta di doversi difendere da noi. Quindi consiglio l’approcciarsi all’altro tenend presente che quella che sta vivendo, per quanto drammatica come situazione, è in ultima analisi una sua scelta. E come scelta può essere fatta e disfatta più e più volte, e se anche molto intensa, di base assumiamo che la persona stia scegliendo di stare lì.
Da lì, il rispetto.