Stimolare, suggerire e instillare il senso di colpa è esattamente una delle marche della relazione con una persona narcisista, uno dei suoi elementi tipici. Il senso di colpa può riguardare tantissime cose: per esempio, può essere dato dall’aver deluso la sua aspettativa rispetto all’essere all’altezza della persona che aveva incontrato all’inizio. Quando ci si incontra per la prima volta, in genere c’è un momento di felice riconoscimento e attrazione; e se poi vieni meno a quell’essere brillante e sgargiante del primo momento, come normalmente succede quando le cose vanno avanti per un po’, il (o la!) narcisista potrebbe restare deluso e farti sentire in colpa.

Oppure potresti sentirti in colpa per aver tradito la sua fiducia nella tua volontà e capacità di accettare compromessi, per i quali, magari, non c’è un accordo chiaro: né implicito, né tanto meno esplicito. Comunque, in ogni caso, per lui sono inclusi, poiché ci sono delle aspettative nei tuoi confronti, e se tu vieni meno a questo, in qualche modo lui si sentirà tradito nella fiducia e potrebbe farti sentire in colpa per questo. Un esempio? Ti può far sentire in colpa per averlo offeso, toccando qualche tasto dolente. Difficile evitare di inciampare in qualcosa che la persona narcisista non gradisce… vedere qualche sua modalità poco simpatica e poco gentile, e il nostro rimarcarlo e farlo notare, o anche semplicemente avere una reazione per essere state trattate in questo modo, potrebbe farlo sentire deluso e quindi farci sentire in colpa per questo.

Talvolta capita che siamo noi, in autonomia, a sentirci in colpa senza che ci sia nessuno stimolo apparente. Vediamo che l’altra persona è a disagio, non è contenta, non è in armonia con noi e ci sentiamo in colpa, come se fossimo responsabili del suo benessere. Forse l’abbiamo innervosito e infastidito con le nostre opinioni, anche solo con il semplice fatto di avere delle opinioni e idealmente di volerle esprimere. Ad un certo punto, prima o poi, questo potrebbe essere motivo di senso di colpa perché sentiamo che questo, per quanto sia abbastanza illogico, gli dà fastidio.

Ci sentiamo in colpa perché provochiamo la sua rabbia, la sua stizza o magari anche la sua indifferenza. Forse avremmo dovuto essere più interessanti, più speciali, più incantatrici, più attraenti, per poterci guadagnare la sua attenzione in una modalità costante, e siccome questa tensione tende a venire meno col tempo, o ciclicamente, ci potremmo sentire in colpa.

Ti propongo di esprimere questo senso di colpa che provi, se lo stai provando, e di solito succede quando si ha a che fare con persone altamente conflittuali come i narcisisti; anche solo a voce alta, di solito è abbastanza chiaro quanto questa cosa sia illogica e assurda. Prova, eventualmente, se ti va, a scriverlo nei commenti e vediamo quante cose assurde vengono fuori!
In genere, il momento che lo esprimiamo e lo rendiamo palese, di solito emerge che ci si sente in colpa per cose che non sono dei veri motivi.

Essenzialmente, il senso di colpa in sé è un sentimento artificiale, indotto e stimolato da un sistema di credenze. Certamente può essere sano, se stimola un cambiamento positivo, ma appunto, normalmente non succede! Al contrario, sentirsi in colpa rischia di rinforzare un circolo vizioso. Il senso di colpa è un sentimento ma non fa parte della gamma dei sentimenti naturali. È più un fatto culturale e relazionale che viene fuori dall’interazione tra persone; non è, di per sé, una cosa che abbia una sua funzione.
Sentirmi in colpa non mi stimola, per esempio, a migliorarmi e anzi è qualcosa che mi mortifica e mi fa chiudere, e quindi non sono tanto nello stato d’animo di essere proattiva e cambiare le cose.
Semplicemente, non ha una vera funzione, è più una scoria emotiva.

In compenso (si fa per dure), il senso di colpa è di per sé una leva potentissima se la usi per manipolare persone insicure come sono in genere le eco, che tendono già di natura a mettersi costantemente in discussione e a chiedersi se è legittimo o meno aver fatto una certa cosa, e pensare, e provare, sentire, esprimere qualcosa.

Perciò, questa è una modalità molto proficua per manipolare una persona che si configura come eco in un rapporto di questo tipo.

Concludendo, ti propongo un altro modo di vedere questa cosa, ovvero il chiederti se funzioni da te o funzioni dagli altri. Le persone funzionano dagli altri quando mettono al primo posto l’esigenza, il bisogno, la spiegazione, la narrazione di qualcun altro e si attengono a questa modalità nello scegliere come comportarsi e quali scelte fare nella propria vita.

Ma come sarebbe, invece, se una volta ogni tanto ti chiedessi: com’è per me? Come sarebbe se le mie scelte, le mie posizioni in questa relazione, le prendessi semplicemente a partire dal sapere quello che so essere vero per me? Come funziona per me? Quale significato ha questa cosa per me? Naturalmente, il pensiero successivo è: ecco, sto essendo troppo autoriferito? Sto essendo anch’io una persona narcisista, che non tiene conto degli altri, che non fa autocritica… ?

C’è una linea sottile tra l’essere una persona che non bada agli altri o essere semplicemente una persona che innanzitutto parte da come si sente, sapendo che è il nostro sapere e quello che proviamo a contatto con una relazione, che ha valore ed è la nostra autorità interiore, non il reagire a manipolazioni.

Tutto sta nell’accorgersi della differenza, naturalmente.