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Si parla molto più spesso di uomini narcisisti, invece di donne narcisiste, perché, da una parte, è un fenomeno che tende a essere più frequente negli uomini, e dall’altra è come se le donne godessero di una sorta di status di vittima naturale. Ed è un elemento che fa male non solo alle donne, ancora alle prese con l’emancipazione dal patriarcato, ma anche alla consapevolezza del narcisismo al femminile.

Amy Shumer, una comica americana che spesso mi fa ridere, dice che, per prepararsi e uscire, le donne devono fare un milione di cose, e provarne altrettante. Gli uomini, invece, mettono su la prima maglietta che capita a tiro e poi, davanti allo specchio, s’impettiscono tutti soddisfatti, perché quello che hanno fatto è più che sufficiente.
Nessuna sorpresa se il grosso dei narcisisti sono uomini! Le donne sono talmente bersagliate da messaggi che insinuano che non sono abbastanza (belle, brave, intelligenti, magre, giovani, toniche…), che difficilmente sviluppano quella iper-sicurezza di sé (almeno apparente). Naturalmente è più complesso di così, ma per dire!

Per parlare di narcisismo femminile, riconosciamo essenzialmente che i fenomeni sono un po’ sempre gli stessi, per quanto tendano ad essere un filo meno frequenti. Le cose che fa una donna narcisista sono sempre legate ai bisogni che già conosciamo, ovvero: la necessità di ricevere il riconoscimento continuo, il bisogno di controllo, l’incapacità di mettersi in discussione, quindi di eventualmente arrivare a chiedere scusa, prendersi la responsabilità delle proprie scelte, la manipolazione, lo stile sfruttatorio nelle relazioni e l’incapacità di andare in profondità.

Se è una donna ad essere narcisista, possiamo vedere alcune modalità tipiche e frequenti. Innanzitutto, come dicevo più sopra, l’uso strumentale dell’essere donna, ovvero quel godere ufficialmente di una sorta di prestigio in quanto vittima designata. In questo caso, viene utilizzato in modo strumentale e tossico, potenziando la posizione vittimistica.
Un altro esempio è la tematica del baiting. Il baiting è quella modalità narcisista dove la persona provoca costantemente la sua vittima, fa o dice qualcosa che la mette
molto in ansia, che la offende o la provoca, mettendo l’interlocutore in una posizione estremamente scomoda fino a che ottiene dall’altra parte una reazione, un qualche moto di stizza o di rabbia.

E a questo punto… bruto! Come osi?! La narcisa mette in atto un ribaltamento, e si siede dalla parte della ragione, consacrandosi parte lesa. La narcisista ha creato una provocazione e quando poi l’altra persona, ad un certo punto, manifesta una reazione emotiva, viene accusato di avere una iper-reazione emotiva e passa automaticamente dalla parte del torto.

Se lo fa una donna narcisista, questa cosa può assumere la sfumatura di accusa di brutalità, di machismo o in generale di insensibilità verso di lei.
Nel momento in cui l’altra persona ha la reazione di rabbia, ampiamente ricercata dalla narcisista, questa donna si lamenta di essere stata aggredita, di essere stata colpita in quanto donna.

Pericolosissimo, naturalmente, perché la tematica del femminile preso di mira è molto molto seria, e inquinare questa conversazione con degli atteggiamenti così ribaltati e disonesti fa male non solo ai singoli ma in generale alla comunità in generale.

Un’altra modalità è, per esempio, stiracchiare all’infinito e all’estremo il concetto di abuso. Naturalmente, l’abuso è molto di più e molto più tentacolare dei tipi di abusi che vengono normalmente riconosciuti, cioè quello sessuale e quello fisico, la violenza fisica. Esistono tante altre modalità di abusare le persone, ma la donna narcisista potrebbe trovarsi a stiracchiare questo concetto, fino a chiamare abuso dei comportamenti che sono invece assolutamente legittimi.


Per esempio, si sente abusata e presa di mira, e nella necessità di difendersi da un interlocutore che sta esprimendo il suo punto di vista o si sta dissociando da questa persona. Magari sta interrompendo la relazione, sta lamentandosi di un qualche atteggiamento oggettivamente molesto, e la narcisista, invece di fare i conti con quanto le viene detto, grida all’abuso.

Un’altra modalità al femminile è quella di millantare un tipo di sensibilità ultraterrena, in base alla quale, tanti atteggiamenti per lei sono assolutamente inaffrontabili, non ‘li regge’; tante cose sono tabù perché lei è troppo sensibile e queste cose proprio non passano, non sono accettabili.
Quindi, in questo modo, ottiene di evitare il contraddittorio perché dice: “Ah, parlare di questa cosa non è possibile per me, e non devo neanche dare spiegazioni, è così perché lo dico io, lo so perché lo so, lo sento!!”
Questa sensibilità del sentirselo diventa la misura di tutto. In questo modo si evita
di avere una discussione franca.

Come in ogni forma di narcisismo, questa modalità aggiunge una sorta di strato tra noi e la risoluzione del problema. Ci sono due persone, c’è una relazione. È successo qualcosa di cui occorre discutere, di cui occorre affrontare i dettagli e il narcisista, la narcisista contrappone uno strato ulteriore, dove dice: “Non possiamo parlare del problema, perché tu non sei all’altezza di parlare di questo problema. C’è qualcosa di intrinsecamente sbagliato in te, che fa sì che non abbia senso parlare di questo problema”. Quindi, chi si trova a interloquire con la narcisista, deve prima superare queste forche caudine, questo momento di svilimento della propria persona per poter accedere al sei, alla sufficienza che gli permetta di parlare della cosa in sé. Inutile dire che al sei non ci arriviamo mai! È molto logorante.

Un altro paio di cose tipiche della donna narcisista è di nuovo l’utilizzo strumentale del maternage, un finto maternage: qui ci viene fatta qualsiasi cosa, questa persona si prende la libertà di usarci ogni forma di controllo e manipolazione, e poi dopo si giustifica dicendo: “Ma sai, lo faccio per il tuo bene”. Grandissimo classico delle famiglie! Un parente, la madre, la donna, la sorella, qualcuno, insomma, sostiene di sapere cosa è meglio per noi, ci impone la sua volontà e dopo, invece di assumersi la responsabilità del danno, dice: “Sai, lo faccio per il tuo bene!”

C’è, infine, il fenomeno del gattamortismo, ovvero quel tipo di donna narcisista che assume in automatico la posizione di pulzella in difficoltà, di fragile, di controversa, di complicata, di soprattutto irrazionale, e con questa posizione, con questo status, usa dei modi assolutamente contrari alla logica e respingenti verso l’interlocutore. E questo si trova a che fare con una persona che dice, per esempio: “Sai, mi comporto così perché sono un’artista, okay? Sono stata ferita da piccola, QUINDI funziono così, ti tratto male e se non ti sta bene quella è la porta”
Come se questo le desse accesso ad una morale flessibile, ad un altro set di regole sociali, a differenza di quelle normalmente condivise.

In generale, quindi, possiamo dire che la donna narcisista agisce sotto traccia, sfruttando in modo tossico il proprio status naturale di vittima designata.
Il femminile ha delle debolezze, da un punto di vista fisico rispetto al maschile, e poi c’è tutto il discorso del femminismo, del patriarcato ecc. e tutte queste cose, assolutamente sacrosante, di cui sarebbe giusto portare più consapevolezza, ma nel caso della donna narcisista diventano la sua protezione, oltre la quale non si può assolutamente prendere una responsabilità e diventa la copertura per poter continuare a tiranneggiare l’altro.

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