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gli anziaQuesto periodo così surreale di clausura forzata ha generato un sacco di visioni paranoiche, che sostengono non sia normale tutta questa reazione allarmistica e relative contromisure, per qualcosa che, in un certo senso, non è più pericoloso di una normale influenza. Ci dev’essere qualcosa sotto, stanno tramando qualcosa. Con tutti i morti che ci sono per altre cause, e nessuno fa niente, adesso perché mai tutto questo casino per il coronavirus..? Fanno i tagli alla sanità, e poi si lamentano?!

 

Cospirazionismo a parte, il punto non mi pare tanto la pericolosità (relativa, per la strangrande parte della popolazione) del Covid. Il punto è che, se non si fa lockdown, si rischia di annullare il sistema sanitario. Si rischia che non ci sia spazio per curare nemmeno gli ALTRI malati, perché tutto è impegnato nel fronteggiare i contagiati dal virus.

 

Non ci vedo niente di strano se, in questo momento di emergenza, che come tutte le emergenze risente dell’ondata di panico collettivo, il governo non faccia il mea culpa sui tagli al sistema sanitario. Per quello ci sarà tempo, come anche per guardare al reale numero di vittime di questo periodo di alienazione e costrizione, che per molti può significare depressione e le sue conseguenze, per non parlare delle famiglie e le coppie con relazioni abusanti, costrette a una coabitazione costante forzata.

 

Capisco persino le ‘misure forti’, tipo De Luca e il suo linguaggio colorito, diciamo, che in traduzione potrebbe avere poco senso e apparire come eccessivo, ma che a noi italiani suona comprensibile e in sintonia col momento. O i vari decreti, compresi quelli antipaticissimi che ostacolano l’isolato runner, colpendo tutti per contrastare i pochi irresponsabili. E’ il senso della comunità, appunto, dove le misure devono livellarsi sull’anello più debole della catena, non su quello più forte. E qui gli anelli deboli sono quelli che non partecipano allo sforzo di contenere il contagio, mica quelli che avrebbero usato il proprio diritto alla corsetta con responsabilità.

 

Ma veniamo al punto: io non faccio politica, non ho alcun ruolo istituzionale, e da semplice cittadina posso permettermi di dire che il sacrificio che ci viene chiesto, in termini di limitazioni personali, danni all’economia, innalzamento dello stress e sue conseguenze, è forse troppo alto se paragonato alla percentuale di morti che il virus, in potenza, andrebbe a provocare (edit: raggiunto il picco della curva, a oltre una settimana dalla prima stesura di questo articolo, non lo affermerei più con la stessa convinzione).

Forse.

 

Si tratta di anziani malati, al più, o comunque persone con gravi patologie pregresse. Posso pure dire: pazienza. Pazienza se ci accorgeremo che non si può estendere l’età media a volontà, come fino ad oggi veniva abbondantemente sottinteso. Posso dire che come pandemia non mi pare nemmeno così ingiusta: la spagnola si portava via i giovani, questa gli anziani malati). Posso dire che per me (che faccio parte della fascia non a rischio, beninteso!) è ok.

 

E’ disumano dire così? E’ cinico? Non credo. Nessuno mi dà della cinica, perché non piango ogni giorno il numero di bambini morti di fame nel mondo. Nessuno mi dà della menefreghista, perché non passo le giornate come Greta Thunberg, a monitorare l’andamento dello scioglimento dei ghiacci. Eppure anche queste sono tragedie e minacce che incombono sulla nostra specie, e sono assai più gravi. Ci sono Ebola, SARS, anche se non va tanto di moda parlarne.

 

Dov’è la differenza? Perché queste cose non fanno alzare un sopracciglio ai nostri governanti, e il Covid invece sì? Forse non ce la stanno contando giusta…?

 

No. Semplicemente il Covid ha delle ripercussioni immediate, queste altre cose no. Ci tocca da vicino, adesso, qui, a differenza, che so, della guerra in Siria, che a proposito in questi giorni compie dieci anni.

 

I governi si muovono principalmente sull’urgenza e la necessità. Sarebbe bello fossero così funzionali da poterci occupare di cose importanti ma meno urgenti, tipo il sistema scolastico, per fare un esempio. Ma tutto, tutto va in secondo piano, se la minaccia è contingente e assoluta, e bada bene: non mi riferisco alla minaccia Covid (che nella funestata pianura padana fa comunque meno morti del consueto inquinamento) ma della minaccia che si chiama Annullamento Improvviso del Nostro Sistema Sanitario, e sue drammatiche implicazioni.

 

Io, che non siedo al parlamento e non decido nulla, posso pure dire che perdere prematuramente qualche migliaio di anziani malati sia accettabile (in condizioni umane, non in regime di triage!), ma nessun governo che conservi la pretesa della democrazia si può permettere di dire: ok, allora non li curiamo. Per il bene dell’economia e per non turbare i nostri fragili equilibri di sistema, condanniamo queste persone tout court, e teniamo gli ospedali efficienti per tutti gli altri, quelli con aspettative di vita migliori. Neppure Boris Johnson, che pure ci ha provato, è arrivato a tanto.

 

A volte penso ai complottismi con una sorta di sollievo: immaginare una distopia dove si metta in piedi un’emergenza apposta, con un’azione coordinata e perfettamente recitata di capi di stato apparentemente in panico, ma in realtà guidati da una regia unica che vuole delegittimare la democrazia e toglierci diritti civili, ha un che di rassicurante. È di sicuro più rassicurante del caos: non mi stupisce che tanti ne siano attratti.

 

Definire un nemico vero – benché indimostrabile – ci fa pensare ad una possibile controffensiva, all’interno di una narrazione comprensibile e lineare. Per noi essere umani definire un nemico, avere qualcuno da odiare, è una tentazione sempre forte; un pensiero rilassante.

 

Al contrario, l’idea di un virus che non ha creato proprio nessuno, in nessun laboratorio, ma che arriva a spazzar via le nostre certezze, e noi tutti cerchiamo di fronteggiarlo navigando a vista, costi quel che costi, è più spaventosa. E’ rivelatoria, mette a nudo le nostre contraddizioni, le nostre fragilità, come singoli e come sistema.

 

Per questo motivo, quando vengo a contatto con dubbiosi, teorici della cospirazione o altro, la prima cosa che mi chiedo è: per caso questa chiave di lettura legittima la non osservanza delle regole comuni che ci stiamo dando? E in genere la risposta è . Se arrivo a pensare che il lockdown non sia una reale necessità ma una sadica manovra vessatoria, uno stress test collettivo, è più facile essere tentata dal trovare scappatoie. Scappatoie che, come detto sopra, mettono a rischio la tenuta del nostro sistema sanitario, bello o brutto che sia.

 

Mi piace di più applicare il pensiero laterale a modi alternativi e costruttivi di utilizzare questo tempo di quarantena, mentre ringrazio del mio privilegio e faccio la mia parte per sostenere chi sta lavorando per il bene comune.

 

E inizio a ragionare sul dopo. Su un futuro che, questo è certo, oggi è ancora più indefinito e malleabile di prima.

 

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