L’altro giorno ho sentito la mia amica, che mi raccontava dei suoi problemi col fidanzato.

 

“Non ne posso più! Al mattino fa quella cosa tutta maschile dello sbattere oggetti e sportelli, come per darsi la carica e iniziare la giornata. Lo detesto.”

 

Dopo otto anni di convivenza, mi diceva, si rende conto che il suo ideale sarebbe vivere vicini, ma non nella stessa casa. Magari sullo stesso pianerottolo: condividere molti momenti, cene, uscite, ma non gli spazi personali come il bagno, o dover scendere a patti con le relative necessità di sonno (uno vuole leggere a letto, l’altro non si addormenta se c’è la luce accesa).

 

Problemi metropolitani, mi sono detta. Noi viviamo in campagna, in una casa grande, e quando litighiamo e non riusciamo a far pace entro l’ora di andare a dormire possiamo usare il divano del mio studio e dormire separati, cosa che mi appare imprescindibile per onorare il senso di frattura tra noi e facilitare un successivo riavvicinamento.

 

Eppure il problema lo conosco bene: chi per un motivo chi per l’altro, a tanti capita di passare parecchio tempo insieme, a casa o al lavoro. E come impatta questo coi nostri equilibri di coppia?

 

Beh, di sicuro è un aspetto impossibile da ignorare, perché significa che vedremo l’altro non più solo nei suoi momenti socievoli e piacevoli come avviene nelle prime fasi di una relazione, e men che meno come avviene all’inizio, durante il quale ci impegnamo in una fase promozionale tutta rose e fiori!

 

Vedremo anche il peggio del nostro partner, brutte abitudini e disordine compreso. E se non ne dovesse avere, per miracolo, la semplice convivenza a stretto contatto ci farà sembrare tremendo qualcosa che, magari, è solo normale.

 

Ecco allora un paio di consigli da tenere presente:

 

Includi dei momenti periodici di distacco 

 

Come una marea, anche la relazione vive all’interno di un flusso di avvicinamento e allontanamento, e di per sè questo è assolutamente normale. Sta a noi comprendere queste fasi e renderle possibili, perché se la  marea non ci troverà disponibili al lasciare andare naturalmente, si creerà una frattura per potersi allontanare forzatamente.

 

Qual è un giusto ritmo? Non esiste una risposta precisa, perché ogni persona ha il proprio. Inizia col chiederti:

 

potendo scegliere liberamente, quanto tempo mi piacerebbe passare insieme e quanto spesso vorrei una pausa, per stare da sola o con altre persone?

 

Stai rispettando questo ritmo, per quanto possibile? Esiste uno spazio per migliorare la situazione, semplicemente scegliendolo?

 

A volte può essere difficile dirsi ‘ho bisogno dei miei spazi’, perché l’altro potrebbe sentirsi rifiutato.

 

Respiraci dentro.

 

Ricordati che creare una modalità rispettosa delle vostre necessità, al di là della fantasia della fusione, è una delle migliori garanzie di salute del vostro rapporto.

 

La relazione non è una ‘cosa’, ma un processo 

 

Se ti scopri a pensare il vostro rapporto come a ‘qualcosa’ che è suscettibile del tuo giudizio, ripensaci.

 

La relazione non è qualcosa di statico, che tu analizzi in quanto tale e valuti meritevole o meno del tuo tempo e della tua energia, ma un processo condiviso che si nutre innanzitutto della vostra scelta e presenza.

 

Sono queste le cose che la rendono un processo vitale in trasformazione perpetua, un essere+fare che la rende il contributo che è.

 

Ogni idea fissa, ogni punto di vista che ereditiamo dalla nostra famiglia o dal nostro ambiente su come le cose dovrebbero andare, ha un effetto paralizzante e mortifero. La relazione tra voi è materia viva e ogni crisi è un invito ad andare oltre, a lasciare andare le nostre fissità e crescere insieme.

 

Se scegliamo di restare umani, anche qui, abbandonando tutto ciò che crediamo di sapere.

 

Aprendoci alla vulnerabilità e presenza, la relazione e le sue sfide si trasformano in una grande meditazione che ci invita a crescere e creare di più nella nosra vita e nell’impronta che abbiamo nel mondo.

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